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Non è per denaro che sono salito sulle colline V.DE JESÚS/L. BAÑOS – Caracas 18 agosto 2005
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Ernesto non dimentica la sua esperienza come medico nelle zone selvagge del Guatemala, dove è stato per quasi due anni, convivendo con popolazioni indigene assolutamente prive di tutto e alla mercè della natura.
"Lì sono cresciuto come essere umano, che è l’essenza di un professionista della Salute", confessa evocando gli episodi vissuti nelle regioni di Petén e specialmente nel Quiché, una delle zone più inospitali e di maggior presenza indigena in quel paese.
Si è visto obbligato ad apprendere il dialetto Ketchí, ad affrontare con l’aiuto di sua moglie le più dure sfide della sua professione, in condizioni estremamente complesse e sopportando di buon grado la coesistenza con persone analfabete ed aliene da ogni tipo di civilizzazione.
"Sono gente che ha bisogno di noi, molto umili e ti rendi conto della loro gratitudine, di quanto ti amano. Ricordo che la domenica, quando facevano del gioco del calcio la loro festa settimanale, preparavano una tribuna artigianale affinché potessimo presiedere l’avvenimento. Eravamo come i loro re".
Con questa preziosa esperienza alle spalle Ernesto del Pino Sánchez, abitante a Città de L’Avana, è arrivato in Venezuela.
"Qui abbiamo dovuto affrontare altre sfide, ma ci piace essere partecipi di una rivoluzione in effervescenza, un processo singolare nel quale si definisce il futuro dell’America Latina. Stiamo constatando che è possibile cambiare la realtà di una nazione fondatasi su basi capitalistiche per molti anni".
Ernesto è un ragazzo dai giudizi sereni e dal carattere fermo. E’ intervenuto nel lungo e proficuo dibattito nel XVI Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti.
"Il forum ha dimostrato ai giovani di altre regioni del mondo che un mondo migliore è possibile e necessario. Che è la verità, che non si tratta di una mera parola d’ordine. Che si può fare una rivoluzione tramite un percorso diverso da quelli tradizionali.
"Questo è quel che sta dimostrando il processo bolivariano che, con la sua genuinità, è percorribile nonostante gli ostacoli ed il permanente scontro cercato dall’opposizione. Qui viene dimostrata la validità del pensiero di Fidel, cioè che la battaglia è di idee, che i problemi del mondo non si risolvono con le bombe ma eliminando la povertà.
"Con molta modestia e umiltà noi delegati cubani abbiamo dimostrato quanto si possa avanzare quando si prepara un popolo, lo si educa e gli si da salute. Guarda, pochi giorni prima del mio arrivo in Venezuela mi è successa una cosa che può illustrare la portata del nostro apporto solidale.
"Conversando con me, una dottoressa venezuelana mi ha confessato quanto ci ammiri, perchè per nessuna cifra al mondo lei sarebbe salita sulle colline a fare visite e tanto meno a convivere. Le ho fatto notare, senza l’intenzione di contrariarla, che noi stiamo lì per qualcosa di più importante di qualsiasi somma di denaro: per valori umani molto alti, le ho detto. Sono queste le idee che il nostro Presidente ci ha insegnato a difendere anche nelle peggiori circostanze".
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I bambini
cubani nel cuore M.J.MAYORAL E R.L.HEVIA 18 agosto 2005
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• I pionieri e gli
altri componenti della delegazione del nostro paese al
XVI Festival della Gioventù e degli
Studenti hanno fatto visita ai cooperanti della Salute in Venezuela
Fanno domande su tutto; vogliono sapere come sta andando ai medici cubani di Barrio Adentro, dei bambini poveri che adesso hanno diritto all’assistenza sanitaria gratuita, di quanto costerebbe un’operazione al cuore se venisse fatta in una clinica privata, delle malattie più comuni, della vita delle famiglie precedentemente escluse ed i loro compatrioti col camice bianco rispondono come se avessero di fronte i loro figli e figlie, lasciati a casa.
Coloro che più indagano sono i pionieri, raggruppati nella loro organizzazione, che non a caso porta il nome di José Martí. Hanno appena partecipato al XVI Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti e adesso percorrono questa città assieme a Julio Martínez ed Hassan Pérez, rispettivamente primo e secondo segretario del Comitato Nazionale dell’UJC, per conoscere direttamente il patto d’amore degli internazionalisti con il programma Barrio Adentro.
"E’ una magnifica opportunità", opina Evelín Reina Díaz, che a 12 anni d’età inizierà a settembre l’ottavo grado nella scuola ‘Cosmonauta Yuri Gagarin’. "Già il Festival", dice, "ci aveva dato la possibilità di apprendere molto sui problemi del mondo, sulle lotte dei giovani e dei popoli per questo mondo migliore al quale aspiriamo; e adesso questa visita ai medici è un bellissimo regalo, soprattutto perchè qui la gente ci ha accolto per tutto il tempo a braccia aperte".
"Quando andiamo negli autobus le persone che ci vedono dalla strada gridano: Viva Cuba e so che parte di questo affetto lo dobbiamo al lavoro dei medici e degli altri cooperanti, perchè questi stanno trasformando in realtà l’integrazione fraterna pensata da Martí e Bolívar".
Le domande ai cooperanti della Salute scrosciano come pioggia fresca e si chiedono perfino consigli di questo tipo: Che devo fare per diventare un medico come te? La domanda è per Manuel Arturo Borges Llop, che compie visite mediche nel quartiere 23 Gennaio ed a rivolgergliela è il pioniere Lázaro Castro.
"Avere nel petto un cuore grande come qualsiasi altro cubano e la coscienza esatta del perchè si sta qui ad assistere persone che mai prima, in decenni di capitalismo selvaggio, avevano potuto disporre di un medico". Così sintetizza Lazarito la risposta dello specialista in Medicina Generale Integrale, mentre l’adulto gli stava parlando a voce bassa, camminando con il braccio sulle sue spalle, come vecchi amici.
I ragazzi vedono una caserma chiamata ‘Cipriano Castro’, nel municipio di Libertador, dove i militari hanno ceduto spazi affinché i medici, infermieri e tecnici della salute cubani potessero stabilire nuovi servizi, in una fase più avanzata di Barrio Adentro. Lì funziona un centro generale di diagnosi, che compie le prove cliniche indicate dai medici situati negli ambulatori della zona.
Anche nell’installazione dell’esercito, grazie al lavoro volontario dei cooperanti nei compiti di costruzione, un locale è stato ristrutturato per convertirlo in centro di diagnosi cardiovascolare, nel quale vengono valutati ed indicati i trattamenti ai pazienti inviati dai consultori medici, che si recano a Cuba per essere sottoposti ad intervento chirurgico.
Questa visita a Barrio Adentro di pionieri e di altri membri della delegazione cubana al XVI Festival comprenderà vari stati venezuelani.
Il suo inizio è stato come un esemplare de L’Età dell’Oro, dove i bambini hanno potuto venire a conoscenza di quanto necessario a divenire uomini per davvero.