21 dicembre 2007- Alberto Núñez Betancourt www.granma.cubaweb.cu
Opera educativa in Cuba
Epopea che non finisce
Cuba torna ad essere notizia in materia di educazione. Titolari di un buon
numero di agenzie di stampa riconoscono Cuba come la prima nazione
latinoamericana ad adempiere agli obiettivi della programma Educazione per
Tutti, approvato da 164 paesi nel Foro Mondiale di Dakar, nel 2000.
Una nuova relazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la
Scienza e la Cultura, UNESCO, rivela che il nostro paese si ubica al 23 posto
nel mondo, relazione nella quale appaiono anche l'Argentina, al 27 posto, Cile
(37) e Messico (48), tra i paesi latinoamericani.
Quattro indicatori fondamentali sono stati valutati per misurare l'avanzamento
nel compimento delle mete esposte: accesso per tutti i bambini all'educazione
primaria gratuita e di qualità; aumento di un 50% dei livelli di
alfabetizzazione degli adulti; soppressione della disparità tra sessi e
miglioramento della qualità dell'educazione.
Cuba ha abbondantemente superato questi ed altri parametri contenuti nel giusto
impegno di fornire educazione basilare agli abitanti della Terra per il 2015.
La formula è precisa: volontà politica ed intelligenza si sono unite per
mantenere le conquiste educative, sommarne altre ed affrontare gli attuali
problemi in un settore che ha avuto sempre priorità statale e sociale.
LA STRADA PERCORSA
Libro in alto, matita, cartella, manuale, faretto e l'immensa disposizione di
sconfiggere l'ignoranza. Così cominciò questa epopea che non finisce. L'aveva
anticipato Fidel nel suo storico intervento all'Assemblea Generale
dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il 26 settembre 1960: "... Il nostro
popolo si propone librare la sua gran battaglia contro
l'analfabetismo, con la meta ambiziosa di insegnare a leggere e scrivere sino
all'ultimo analfabeta nel prossimo anno, e, a questo fine, organizzazioni di
maestri, di studenti, di lavoratori, cioè, tutto il paese, si stanno preparando
per un'intensa campagna e Cuba sarà il primo paese dell'America che nel giro di
alcuni mesi possa dire che non ha un solo analfabeta".
Poco tempo dopo un esercito, in maggioranza giovane, si diresse verso tutte le
parti dell'arcipelago. I suoi membri trovavano nel nuovo compito della
Rivoluzione la loro Sierra Maestra. Il numero di un milione di analfabeti
iniziava un conto regressivo fino a rimanere ad una cifra minima, data
soprattutto dall'impossibilità mentale di alcune persone di studiare.
Ottenuta la prodezza, una relazione dell'UNESCO svolta da funzionari che
componevano una Missione per analizzare i metodi utilizzati da Cuba nel compito
di eliminare l'analfabetismo,affermava: "... la campagna non fu un miracolo,
bensì una difficile conquista ottenuta a forza di lavoro, di tecnica e di
organizzazione".
In quei giorni, ad appena alcune ore dalla proclamazione di Melena del Sud come
primo territorio libero dall'analfabetismo, il Comandante in Capo chiariva che "liquidare
l'analfabetismo non è più che un primo passo... dopo verranno nuove battaglie...
".
La sentenza martiana che educare è preparare l'uomo per la vita, invitava a
continuare. Allora si formarono maestri volontari ed i servizi educativi furono
estesi a tutto il paese. La motivazione di portare la luce del sapere al più
distante degli esseri umani facilitò l'incorporazione massiccia di adolescenti
al Distaccamento Pedagogico Manuel Ascunce Domenech.
Sorsero anche i contingenti di maestri internazionalisti Ernesto Che Guevara ed
Augusto César Sandino, i piani di borse di studio, scuole nel campo, istituti
vocazionali. Il superamento operaio-contadino rappresentava un'altra opportunità
associata alle campagne per il sesto grado, in primo luogo, ed il nono dopo.
Cuba si trasformava in un'aula, ma non bastava.
BATTAGLIE DI QUESTI TEMPI
Rolando Forneiro Rodríguez, vice ministro dell'Educazione, stima altamente il
ruolo dei maestri cubani, perché al di sopra delle non poche difficoltà di
indole materiale, questi realizzano un lavoro abnegato. Essi intendono la
professione come un dovere essenziale in favore dello sviluppo della società e
questo merita rispetto ed ammirazione, spiega.
In determinati luoghi e livelli di insegnamento risulta visibile il deficit di
docenti. Per modificare questa realtà si lavora senza sosta. Non dobbiamo
dimenticare che le nostre aspirazioni di ottenere un'educazione di maggiore
qualità esige sforzi. Forse il migliore esempio é la proporzione ottenuta di un
maestro per ogni 20 alunni nella primaria ed uno per ogni 15 a livello
secondario.
A giudizio del vice ministro, oltre a quell'ottenuto, un salto qualitativo avrà
luogo nei prossimi anni quando, i giovani maestri emergenti ed i professori
generali ed integrali appena formati, acquisteranno maturità e le trasformazioni
poste in pratica daranno il frutto che si spera di propiziare più conoscenze
all'educando. Esistono ragioni per lavorare con ottimismo. Come mai prima
l'alunno é centro di attenzione e per essi si è disposta una base materiale che
include testi, software, video, e, la cosa più importante, la consacrazione
personale del docente.
Gli indici che Cuba esibisce in educazione stupiscono perché sono propri di
nazioni del Primo Mondo. Oggi la spesa pubblica in questa sfera, come
percentuale del Prodotto Interno Lordo, si aggira intorno al 10% — il più alto
tra i paesi della regione — il tasso di matricola netta nella Primaria sorpassa
il 95%, per rispondere ampiamente agli Obiettivi proposti per il Millennio,
mentre la cifra di ripetenza scolare rimane sotto l'1%.
La filosofia della Rivoluzione è stata sempre offrire solidarietà in diverse
fronti a paesi del Terzo Mondo. Così negli ultimi tempi il Programma cubano per
alfabetizzare "Io sì posso" è arrivato a oltre 15 paesi e supera i due
milioni di beneficiari.
Risultati lusinghieri, che confermano il diritto di tutti all'educazione,
registra il progetto di universalizzazione dell'insegnamento universitario che
conta già su 3150 sedi municipali ed include 747564 studenti.
Ma in questo cammino di sogni e certezze nessuna statistica, per buona che sia,
ci basterà quando, in Cuba, si tratti di educazione.
Parigi 29 novembre 2007- M.Borges
www.granma.cu
(PL)
L'UNESCO
sottolinea il livello
dell'educazione a
Cuba
La relazione sullo sviluppo, per il 2008, del Programma Educazione Per Tutti (EPT)
dell'UNESCO sottolinea che Cuba si situa oggi alla testa delle nazioni
latinoamericane nel compimento degli obiettivi del detto Programma, concepito
nel Foro Dakar 2000.
La Relazione sullo Sviluppo dell'EPT nel Mondo è una pubblicazione annuale che
valuta i progressi realizzati sul piano mondiale per compiere l'impegno di
proporzionare un'educazione base a tutti i bambini, giovani ed adulti da qui al
2015.
La diminuzione nell'orbe degli infanti senza scolarizzazione, da 96 milioni nel
1999 a 72 milioni nel 2005, è una delle notizie più positive al riguardo, benché
siano ancora gravi i problemi di accesso all'istruzione dei più svantaggiati e
vulnerabile.
L'Africa subsahariana, col 36%, e l'Asia meridionale ed occidentale, col 22%,
rivelano avanzamenti notevoli, indica la fonte.
Tuttavia, l'UNESCO ammette che la meta si trova ancora distante, nonostante
tutti gli incoraggianti progressi.
Il testo osserva che l'indice di Sviluppo dell'Educazione per Tutti (IDE) che si
è calcolato per un totale 129 paesi, mostra che 25 di essi distano molto da
raggiungere gli obiettivi dell'educazione per tutti.
Anche la parità tra i sessi nella scuola elementare, nel 2005, registra
progressi, con un 63% nella primaria ed un 37% nella secondaria.
Tuttavia le proiezioni calcolate su 172 paesi mostrano che, nel caso persistano
le tendenze attuali, l'obiettivo di sopprimere la disparità di genere, nel 2015,
non sarà raggiunto da più di 90 di essi, vedendosi i maggiori ritardi negli
stati arabi.
Il caso è differente per regioni dell'America latina e dei Caraibi, America del
Nord ed Europa Occidentale, nei quali l'equivalenza tra i sessi non si
raggiungerà perché le femmine saranno più numerose dei maschi nella scuola
media.
La relazione riferisce, inoltre, che nel pianeta uno ogni cinque adulti è
analfabeta ed il 75% di essi si concentra solamente in 15 paesi, con grande
responsabilità dei governi.
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