
La Rivoluzione Cubana è l'opera di uno sforzo nazionale concertato ed
ispirata da una solida convinzione etica che ha come punto di partenza la
difesa ad oltranza dell'indipendenza e la sovranità.
Per assumere questa concezione abbiamo dovuto combattere, in questi ultimi
50 anni, con l'ostinata ed ossessiva politica di aggressione degli Stati
Uniti ed affrontare una tenace campagna di distorsione intorno ai temi
della democrazia e diritti umani.
In fondo, pretendono di imporci condizionamenti su valori standardizzati
dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, ipoteticamente concepiti come
principi universali.
Subito, dopo il
Messaggio del compagno Fidel,
circolano centinaia di
cabli di agenzie di notizie con dichiarazioni di politici, dove
esprimono la necessità che Cuba vada verso la democrazia.
Di quale democrazia stiamo parlando? Perché questo dogma che non c'è
democrazia se non c'è multipartitismo? Dove è dimostrato che la pluralità
di partiti è sinonimo di democrazia?
Per noi tenere elezioni non è sufficiente quando si tenta di avallare la
democrazia, perché una supposta rappresentatività non si accredita solo
mediante illusioni di meccanismi formali, come quello che col votare già
tutto è risolto, principalmente quando può propiziare viziate pratiche
come il clientelismo, la frode, l'inadempimento degli impegni elettorali
ed altre manifestazioni che delegittimano i governanti e debilitano il
sistema democratico, impedendo che la gente senta nella sua vita
quotidiana l'utilità della politica.
Ciò si verifica quando arrivano le elezioni in questi paesi e le contese
si trasformano in ciò che potremmo denominare "canili" per il confronto di
stretti interessi nelle cupole dei partiti, mentre la mancanza di etica si
appropria dei dibattiti quando si tirano fuori i mille ed uno stracci
sporchi e si esaltano le meschinità. Queste sono le cose che allontanano i
popoli dall'essenza della politica.
Ogni volta che,
in alcuni vertici ibero-americani,
si discuteva questo tema ed immediatamente veniva segnalato il
criterio di aggiungere al dibattito del tema elettorale, come elementi
partecipativi, i principi di rendiconto degli eletti davanti ai propri
elettori ed il diritto dei cittadini alla revoca del mandato, in quello
stesso istante, come si dice in buon cubano, "si sbarrava il domino".
Risulta
inammissibile la pretesa di imporre schemi
o modelli di organizzazione politica, col
quale si ignora non solo la realtà immediata e concreta di ogni paese,
bensì si viola il principio di convivenza, il diritto internazionale alla
diversità e alla pluralità di sistemi.
Più di un caso può menzionarsi come esempio (compresa la Cuba di prima)
dove non sempre la pluralità la determina il numero di partiti che ci sono
in una nazione, bensì il grado di flessibilità e di tolleranza politica
che stabiliscano i governi, insieme alla volontà di fare partecipativa la
decisione sovrana dei cittadini nei temi più importanti della società.
Dal proprio ordine costituzionale, i cubani stanno costruendo un modello
di società che si adatta alla nostra storia, la nostra idiosincrasia e le
attuali realtà, dove sia possibile proporci lavorare per lo sviluppo con
equità e la trasformazione con giustizia sociale, tentando di raggiungere
un'armoniosa combinazione tra gli interessi collettivi e gli interessi
individuali; ottenere un paese possibile e desiderabile dove prevalga
l'accordo nazionale sotto il proposito di favorire l'attività di un
cittadino più produttivo nella sfera economica, più partecipativo nella
gestione politica e più solidale nel sociale.
È un processo di adeguamento cosciente, in un continuo lavoro di
perfezionamento del sistema politico, che non sempre si è ottenuto da
dissimili circostanze, ma al quale non abbiamo mai rinunciato, molto più
ora che le misure economiche porteranno con sé l'imperativo di riformare
determinate aree per offrire risposte e soluzioni al dibattito popolare in
consonanza con le necessità del paese.
Gli Stati Uniti ed i suoi alleati non perdonano alla Rivoluzione cubana
questo grado di accordo che ha generato tra noi; deve stigmatizzare la
nostra realtà perché naviga contro questa scandalosa retorica politica che
si è appropriato della parole democrazia, libertà, diritti umani,
eccetera, benché nella pratica di molte nazioni (alle quali non si
impongono condizioni), siano puri simboli, puerili tentativi divorziati
dalla realtà o false promesse che promuovono l'ingovernabilità e la crisi
di credibilità.
Questo è ciò che sta accadendo a molti di coloro che ci richiedono che
impiantiamo la loro democrazia.

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