Susana Barca, oltre ad essere una famosa cantante afroperuviana, è stata la responsabile per la cultura del Perù e del continente americano nell’ Organizzazione degli Stati Americani (OEA), un’organizzazione molto chiaramente orientata all’obbedienza al Washington Consensus, e notoriamente orientata a destra.
Recentemente ha pubblicato una dichiarazione sulle sue reti sociali riguardo ai recenti avvenimenti politici operati dalla destra nel suo paese: “A lei, esponente della destra politica, mi rivolgo adesso. A lei che dalla sala del Congresso ha violentato il mio paese, ignorandone la volontà espressa nelle urne di una democrazia che sarebbe democrazia solo se servisse a lei. Mi rivolgo a lei che ha generato la sfiducia e ora vuole imporre per forza uno Stato estraneo a un popolo che reclama un’altra forma di giustizia e di vita.”
La cantante aveva già protestato contro la corruzione del governo del destituito Pedro Castillo attraverso una canzone critica in un concerto del 2022 nel Gran Teatro Nacional, ma adesso si riferisce al modo in cui Dina Boluarte si è presa il potere. Baca ha criticato anche la narrativa fomentata dalla destra il cui obbiettivo è quello di stigmatizzare le popolazioni delle zone andine: “Mi rivolgo a lei che non conosce la storia e vuole solamente imporre i suoi interessi, che parla di indios e non di esseri umani. A lei che si riempie la bocca con le bellezze di Macchu Picchu mentre ne ignora i discendenti assediati. Attenzione, signore, che questo paese abbandonato e violentato, come dice la poesia di Alejandro Romualdo, le farà pagare le sue lacrime, i 50 morti di oggi e le migliaia di morti della nostra storia.”
Baca si è rivolta anche a militari e poliziotti che sono serviti come strumenti della repressione: “Attento, signor militare o poliziotto. Lei che ignora l’obbligo di non obbedire quando si tratta di un ordine illecito e anche perché lei vive del salario che le dà lo Stato, lo stesso che sembrerebbe ignorare le cose elementari della nostra Costituzione: la difesa della persona umana e il rispetto della sua dignità, fine supremo della società e dello stato”.
La cantante ha anche condannato gli atti di vandalismo, come l’incendio delle sedi del Ministero dell’Interno, del Potere Giuridico e i commissariati, che si sono verificati durante le proteste: “E a lei vandalo e disumano, di strada o infiltrato, anche per lei vanno queste parole, perché nella sua mani ci sono molte delle lacrime dei nostri fratelli. A lei, sobillatore dei tumulti che si modellano sull’oppressore e intralcia l’arrivo del poco pane che resta per questi bambini sfortunati che sono suoi vicini e il suo popolo”.
Infine, Susana Baca responsabilizza l’attuale Presidente del Perù e i suoi ministri, degli omicidi occorsi durante gli atti di repressione: “Dina Boluarte, ho creduto in lei in quanto donna e madre, ma lei stessa si è squalificata accecata dal potere, e ordina la repressione, non la difesa della democrazia. In lei e nei suoi ministri stanno questi crimini di lesa umanità, eseguiti con la sua venia e per il suo razzismo”.
Susana Baca, l’interprete più rappresentativa della musica afroperuviana, ha criticato Boluarte anche perché sostiene il suo governo nell’attuale Congresso della Repubblica: “Lei si appoggia su un Congresso delegittimato che ormai non rappresenta più nessuno, che è, piuttosto e maggioritariamente, solo un club di approfittatori e di traditori, che dovrebbero dimettersi se gli restasse un briciolo di morale”.
In conclusione, la cantante ha dichiarato che avrebbe continuato ad utilizzare i suoi media per denunciare le ingiustizie commesse nel suo paese: “Per questi uomini e queste donne che non potranno più andare a cercare la vita e l’amore, ecco il mio canto. La mia arte la devo al mio popolo e noi che siamo rimasti in piedi sappiamo che lei lo ha privato della vita. Ma non resterete impuniti”.
Juan Ibarra – * “La Jornada”, 17.1.2023