L'aveva già annunciato, con la vanteria di cui è responsabile la Casa Bianca,
l'eruttivo
ed acerrimo anticubano Armando Pérez Roura, direttore di Radio Mambí, il giorno
dell'obbrobriosa scarcerazione di Luis Posada
Carriles: "il governo degli Stati Uniti deve annullare quelle accuse".
Alcuni giorni dopo quella divulgazione — che dobbiamo al collega canadese Jean
Guy Allard — tutto indica che, in effetti, la claque del terrorista va avanti, e
chissà quali argomenti userà per ottenere quanto ora si prefissa; come il
fanfarone annuncerà, nella sua stazione, radio la scarcerazione di altri
complici.
Si tratta di coloro, che essendo stati compagni di viaggio di Posada nello
yacht Santrina e — più
che questo! — gli scafisti che l'introdussero illegalmente nel territorio degli
Stati Uniti, pretendono, come lui, uscire dal torto puliti; senza una macchia.
Prima c'é stata la notizia della riduzione delle irrisorie pene che pesavano su
due di quegli estemporanei "marinai": Santiago Álvarez
Magriñat ed Osvaldo Mitat, carcerati per trovarsi in possesso di
un'enorme stock illegale
di armi ed esplosivi di contrabbando e le cui condanne sono state ridotte dalla
"giustizia" in cambio della consegna di pochi armamenti.
Ora, una nota pubblicata da El Nuevo Herald informa la posposizione, ad agosto,
dei processi che dovrebbero celebrarsi, questo mese, contro José Hilario Pujol e
Rubén López Castro — colleghi di Posada nelle sue marachelle terroristiche e
nell'ultima traversa marittima da Isla Mujer — come dell'udienza pendente su
Ernesto Abreu che, sebbene non fosse a bordo dell'imbarcazione, figurava nella
documentazione come padrone del Santrina.
Ma sintomatico non è solo la posticipazione delle udienze che si é accordata in
decisioni separate in processi differenti — e per una deve ringraziarsi la
giudice Kathleen Cardone, apparentemente inesorabilmente perseguita dalle
"patate bollenti politiche", anche dopo il suo scandalosamente inedito
verdetto con cui scartò le accuse su Posada.
Quello su cui più deve fissarsi l'attenzione è l'argomento addotto dalla difesa
di Pujol, l'avvocato Luis Fernández, che ha espresso che "siamo interessati a
trovare una soluzione "generale" per tutti i coinvolti nel caso".
A che cosa può essersi riferito l'avvocato, se non ad un'altra arguzia legale
che continui ad estendere l'impunità?
Per ciò, naturalmente, la mafia di Miami conterà sugli sforzi del princip ale
ricattato per tutto quanto riguarda il terrorismo di Posada: il suo mentore,
l'amministrazione Bush. Così provano anche le affermazioni del rappresentante
legale di Abreu che ha detto che "la difesa ed il governo continuano a cercare
una soluzione al caso".
Una mozione degli avvocati di Pujol e López Castro aveva in precedenza chiesto
che si scartasse l'accusa contro ambedue, appoggiandosi al fatto che, se erano
state invalidate le accuse contro Posada, dovevano anche esserle le mancanze
attribuite ai loro clienti, perché queste ne erano una derivazione. Ma Cardone
ha replicato che si trattava di cose differenti.
La cosa certa è che José Hilario Pujol e López Castro, come Abreu, Mitat e
Álvarez Magriñat, si sono tutti rifugiati nel Quinto Emendamento e si
rifiutarono di offrire testimonianza durante il fraudolento processo migratorio
contro Posada.
In fin dei conti silenzio, giustamente, è ciò che necessita la Casa Bianca. E
viaggeranno su esso o meno, la cosa certa è che tutti, incluso
all'amministrazione Bush, sono sulla stessa barca.
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